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Ricchi e poveri in Portogallo

Come si vive, economicamente parlando, in Portogallo? Una riflessione scritta negli anni della crisi, con uno sguardo a oggi.

Questo articolo di Michele d'Iseppi è stato scritto per Portogallo.cc negli anni della crisi economica. Lo pubblichiamo nella sua forma originale, con lievi correzioni, seguito da un aggiornamento sulla situazione attuale.

Come si fa a vivere in Portogallo?

Come si fa, economicamente parlando, a vivere in Portogallo? È la domanda a cui devo rispondere ogni volta che torno in Italia. In questi anni, con l'aggravarsi della crisi economica italiana, documentarsi sulla situazione dei paesi europei per compiere un impossibile paragone con il contesto italiano è quasi diventato una moda. È come se si sentisse il bisogno di sapere che c'è qualcuno che sta peggio di noi. Il confronto con Portogallo, Grecia e Spagna viene quasi naturale, dato che anche questi paesi sono in crisi e che, abitati da popoli mediterranei, sono per cultura e abitudini più simili agli italiani di tedeschi, francesi o inglesi. La risposta comunque è semplice: il Portogallo è in una profonda crisi ed è difficile credere che, a breve o a lungo termine, possa diventare una grande potenza economica. Però qui si vive bene: la semplicità della vita e delle relazioni personali contribuisce a preservare quella serenità interiore che dovrebbe essere parte di ciascuno di noi, e la natura bellissima ispira ogni giorno a vivere intensamente. Ma vediamo nel dettaglio.

Un divario profondo

Senza entrare in lunghe discussioni politico-economiche, il Portogallo è una piccola realtà, con una popolazione ridotta e scarse risorse naturali se paragonato alle grandi potenze europee o ai paesi emergenti. L'idea che spesso si forma viaggiando nel paese è che sia "in ritardo" di almeno una decina d'anni rispetto ai grandi paesi capitalisti, sia nella mentalità imprenditoriale sia nello stile di vita. Questi problemi, qui riassunti in modo forse troppo generico, causano inevitabilmente una forte differenza tra le classi ricche e quelle povere: una minoranza di persone è molto ricca, mentre la grande maggioranza dei cittadini arriva a fatica alla fine del mese. La classe media è soffocata, quasi schiacciata dalle grandi imprese nazionali e multinazionali. In molti settori dominano poche grandi aziende, che controllano trasversalmente varie attività e ostacolano i tentativi di piccoli imprenditori e giovani aziende di fare concorrenza. Da una parte ci sono imprenditori, manager, avvocati e banchieri che guadagnano cifre esorbitanti, dall'altra tutti gli altri. Avere un lavoro con un contratto "normale" e ben pagato è diventato un lusso riservato ai tecnici specializzati, agli ingegneri e agli informatici, ciò che rimane della media borghesia.

Le differenze si vedono

Le differenze sociali sono visibili tutti i giorni, basta visitare la capitale per rendersene conto. Lisbona è storicamente una città fortemente divisa in quartieri, quasi autonomi l'uno dall'altro. Per questo stupisce ancora di più la differenza tra i quartieri residenziali moderni e lussuosi, come la zona dell'Expo, il Parque das Nações, e i quartieri popolari o, peggio, i bairros sociais, a volte simili a veri e propri ghetti.

Le auto, i vestiti, i ristoranti, le scuole private, le spiagge forniscono altre indicazioni. Se in altri paesi una persona del ceto medio-basso, con sforzi e rinunce, può almeno scegliere se permettersi una bella macchina, le vacanze estive o dei bei vestiti, in Portogallo questo è quasi impossibile: c'è chi può permettersi tutto e chi non può permettersi niente, nemmeno facendo grandi sacrifici. Anche la mentalità non aiuta, perché esibire la propria posizione sociale è uno status symbol necessario per distinguersi dalla gente comune.

La "qualidade de vida"

Da questo quadro abbastanza cupo si torna alla domanda di partenza: come si fa a vivere in Portogallo, e perché viverci se la situazione è questa? Nonostante le difficoltà, gli abitanti sembrano viverla con un senso di accettazione sereno e tranquillo. Una risposta semplicistica potrebbe attribuirlo all'abitudine, ma non è così. Entra in gioco un fattore che si sente nominare spesso: la qualidade de vida. Attenzione, non è quella attribuita scherzosamente alla mentalità milanese del "lavoro, guadagno, spendo, pretendo"; anzi, ne è l'esatto opposto. Il clima mite aiuta a rilassarsi dopo una dura giornata di lavoro, i paesaggi e la natura fanno riflettere su quanto certi problemi siano a volte esagerati, la semplicità della vita e delle relazioni personali aiuta a conservare la serenità.

Banalizzando: se chiedete a un portoghese se preferisce lavorare il sabato pomeriggio con la paga doppia o andare in spiaggia con la famiglia o gli amici, quale credete che sia la risposta? La qualidade de vida portoghese è questa: avere del tempo libero, la tranquillità che aiuta ad affrontare le difficoltà, la calma per sopportare i momenti duri e soprattutto quella genuina semplicità che permette di sorridere davanti ai problemi. "Sem stress, pá", senza stress, amico: ecco cosa si sente dire ogni giorno.

Questo riassunto veloce e forse semplicistico non pretende di giudicare il sistema economico o la mentalità lusitana, né di suggerire facili giudizi morali: vuole solo offrire qualche spunto di riflessione. Degli esperti potrebbero analizzare questi problemi e forse trovare soluzioni, ma chi può permettersi di giudicare uno stile di vita, o di classificare la qualidade de vida? Il contesto portoghese ha molte sfaccettature, e ogni elemento è sempre due facce della stessa medaglia: la qualidade de vida è legata alla scarsa mentalità capitalista e alla difficile situazione economica, che sono l'una causa e conseguenza dell'altra. Se un ricco stipendio non è conciliabile con un luogo in cui ci piace vivere, cosa dovremmo scegliere? Alla fine di mille discorsi, forse ci accorgeremo che le uniche persone in grado di rispondere siamo noi stessi.

Michele d'Iseppi per Portogallo.cc

Aggiornamento: e oggi?

Dagli anni in cui è stato scritto questo articolo il Portogallo è molto cambiato. La crisi è finita, la disoccupazione è scesa intorno al 6% e il salario minimo è più che raddoppiato rispetto al 2007, arrivando a 920 euro nel 2026. Le disuguaglianze di reddito si sono un po' ridotte, ma restano sopra la media europea e circa un portoghese su sei è a rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali.

La differenza più evidente oggi riguarda la casa: il boom del turismo, degli affitti brevi e dell'arrivo di stranieri con redditi più alti ha fatto salire affitti e prezzi a livelli spesso fuori portata per chi ha uno stipendio portoghese, soprattutto a Lisbona e Porto, spingendo molte famiglie e giovani verso le periferie. La qualidade de vida, invece, resta uno dei grandi motivi per cui tanti, portoghesi e stranieri, scelgono di vivere qui. Per i numeri aggiornati si veda la pagina sul costo della vita in Portogallo.