Per secoli il Portogallo è stato un paese di emigrazione (vedi l'emigrazione portoghese). Solo negli ultimi cinquant'anni è diventato anche un paese di immigrazione, e negli ultimi dieci anni in modo così rapido da trasformare la sua popolazione: oggi i residenti stranieri sono oltre un milione e mezzo, più del 14% degli abitanti, contro meno di 400.000 nel 2017.
La Lisbona africana
La prima grande ondata arrivò dopo il 1974, con la fine dell'impero. Circa mezzo milione di retornados, portoghesi che vivevano in Angola, Mozambico e nelle altre colonie, rientrarono in pochi mesi in un paese povero, in uno degli spostamenti di popolazione più rapidi dell'Europa del dopoguerra. Insieme a loro, e negli anni successivi, arrivarono migliaia di africani delle ex colonie: capoverdiani, angolani, guineani, mozambicani e santomensi, spesso impiegati nell'edilizia e nei servizi della Lisbona in crescita.
Nacque così la "Lisbona africana", concentrata soprattutto nei comuni della cintura come Amadora, Loures, Sintra e Seixal, in quartieri spesso nati come baraccopoli e poi ricostruiti, come la Cova da Moura o la Quinta do Mocho, oggi famosa per la sua galleria di street art all'aperto. Questa presenza ha arricchito profondamente la cultura del paese: la musica di Capo Verde e dell'Angola, la kizomba, il kuduro e l'elettronica di gruppi come i Buraka Som Sistema, i ristoranti di cachupa e muamba, la letteratura di autori afro-portoghesi (vedi la musica portoghese). Allo stesso tempo, molti afrodiscendenti denunciano discriminazioni nel lavoro, nella casa e nei rapporti con la polizia.
La memoria della schiavitù
La presenza africana in Portogallo è molto più antica: dal Quattrocento il paese fu uno dei protagonisti della tratta atlantica degli schiavi, e nel Cinquecento una parte significativa degli abitanti di Lisbona era di origine africana. Il primo mercato di schiavi africani in Europa si tenne a Lagos, in Algarve, nel 1444, e oggi un piccolo museo lo ricorda (vedi Lagos). Il dibattito su come ricordare questo passato, e il colonialismo in generale, è sempre più vivo.
I brasiliani
La comunità straniera più numerosa è quella brasiliana, con diverse centinaia di migliaia di persone. Una prima ondata arrivò negli anni Novanta e Duemila; una seconda, più ampia, nell'ultimo decennio, attratta dalla lingua comune, dalla sicurezza e dalle opportunità di lavoro. La presenza brasiliana si sente nella lingua, nella musica, nei negozi e nella vita di quartiere, e i rapporti tra i due popoli, legati da una storia comune, sono fatti di affetto ma anche di pregiudizi reciproci.
I nuovi arrivi
Negli ultimi anni sono arrivati in gran numero anche lavoratori dall'Asia meridionale, da India, Nepal, Bangladesh e Pakistan, impiegati soprattutto nell'agricoltura intensiva dell'Alentejo, nella ristorazione e nelle consegne: il quartiere della Mouraria a Lisbona, con le sue botteghe e moschee, è diventato il simbolo di questa nuova Lisbona multietnica. A loro si aggiungono europei del nord e americani, attratti dal clima e, fino al 2024, dai vantaggi fiscali per i nuovi residenti, oltre a pensionati e lavoratori digitali, tra cui molti italiani (vedi lavorare in Portogallo).
Il dibattito politico
Fino a pochi anni fa il Portogallo era considerato un esempio di accoglienza, con leggi tra le più aperte d'Europa. La rapidità degli arrivi, le difficoltà dell'amministrazione (nel 2023 il vecchio servizio stranieri SEF è stato sostituito dall'agenzia AIMA, travolta da centinaia di migliaia di pratiche arretrate), la crisi della casa e l'ascesa del partito Chega hanno portato l'immigrazione al centro del dibattito. Nel 2025 sono state approvate regole più restrittive sull'ingresso per cercare lavoro, sui ricongiungimenti familiari e sui tempi per ottenere la cittadinanza (vedi il Portogallo oggi). Resta il fatto che, con una popolazione che invecchia rapidamente, il paese ha bisogno di nuovi lavoratori.